Il medico prescrive

Niente, non è sufficiente. Non arriviamo neanche lontanamente alla dose giornaliera raccomandata, alla rda, di baci per giorno, bpg, che due, appaiati, dovrebbero scambiarsi.
Anche per per il sodio nell’acqua c’è l’rda, per l’acido folico negli yogurt, per la vitamina c nei succhi all’arancia. Che poi, nell’arancia, di vitamina c, non ce n’è così tanta.
E sarebbe consigliabile in un modo o nell’altro arrivare a raggiungerla, quella dose.
Ti dicono che per essere in buona salute, per soddisfare le tue necessità giornaliere, devi assumere un tot di questo e un tot di quello, così resti in forma, i denti sono sani e sei pieno di energia.
Perché non può essere, perché non deve essere la stessa cosa per i baci? Perché no?
I bisogni variano, da persona a persona, da età ad età, sesso, dimensioni e climi (nda, amo i climi). Uguale per i baci forse. Devi garantirtela, devi, quella bpg, quella dose minima indispensabile. Per sopravvivere. Perché sì, cari, qui si tratta di sopravvivenza, si tratta energia motivazionale o di motivazione energetica, fate vobis.
O forse no, pensandoci. Forse per i baci non c’è un minimo o un massimo: forse per i baci c’è solo un massimo, necessario, per tutti.

Vi do questa prescrizione:

50 baci al giorno, in caso contrario, malanni.
2,0833333333333333 all’ora su 24 ore.
3,125 all’ora su 16 levando quelle, auspicabili, di sonno.
6,25 all’ora su 8 ore levando quelle, medie, di lavoro.
8,33 e rotti su 6 ore, levando quelle per i pasti ed i bisogni.
Due ore di tv? 12,5 baci all’ora.
Altri impegni, contrattempi, telefonate, chiacchiere e cambi d’abito.

Ragazzi, diamoci da fare, che non possiamo star qui con queste insufficienze baciali.

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Le baiser de l’Hotel De Ville – Robert Doisneau

Shock

Shock shock all nite long
Shock shock what’s here wrong?
Shocked by a jammed heartbeat
Suffering for a needy, pretty shit

Shock is a lack of the soul
Shock is your cub gettin’ old
Nothing you could do, nothing you could fix
Curse the blessed being, lay and holy do not mix

Wha-wha-wha-what’s your favorite fling?
What your priorities in life?
Where are your flaunted, higher skills
You show off all day and contrive all night?

Shock is everyday and time
For a chicken-hearted man is just a crime
If you’re not shocked baby, you’re so cool
But don’t cheat me darling, I’m not a fool

Wha-wha-wha-what’s your beloved thing?
What your priorities in life?
Where are your flaunted, higher skills
You show off all day and contrive all night?

jitch

– not found –

Sarà che prima o poi tutto diventa dopo, sarà che se ci fai un amore diventa odio.

Saranno gli anni tuoi a dirmi cosa pensi, saranno invece i miei a far pesare i panni ed ingiallire i denti.

Non abbiamo modo e non abbiamo modi – siamo gli ultimi rimasti e non sappiamo fuori –
né di metterci in salvo né di fare – chi il mondo lo farà e chi starà a guardare.

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Precauzioni

L’amore non ti salverà, tantomeno salverà il mondo.
Non c’è cura per gastriti e libertà, tantomeno esiste un modo
di guardare in prospettiva, di evitare una deriva
così umile e umiliante che assordante non è nulla,
che a pensarci fa paura ma è comunque più fasulla
di una vita di apparenze e di lamenti, tantomeno se non dura.

Nonostante rimarrei con le mie cose di sempre,
nei vestiti, nei miei modi, nonostante sia perenne
dentro me la paura di cambiare
non so voi ma a un certo punto viene voglia di gridare,
ammucchiare tutto e tutti, farci un rogo, è uno sfogo
senza alcuna cattiveria, ma la sanità mentale me la devo preservare.

 

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Non male

Ho un amico, una matita, tante storie tra le mani
che non so più cosa farne, dove metterle. Domani
è un buon giorno per svegliarsi, salutare, ripartire,
camminare, denti stretti, larghe braccia.

Vuoi salire su da me per qualche cosa? Vuoi ballare?
O magari scendo io, basta poco. Puoi abbassare
il volume dei pensieri, è assordante e dopotutto
la mia testa è già confusa, non ti regge.

So che è brutto, so che è onesto, fastidioso, sarà questo
che mi rende non sociale, non socievole, non male
progettare coi pensieri. Sarò grande e farò tardi,
tanti sogni, pochi amici uguali a me.

Testardi.

Sogni-ragazzo

Scoperte musicali che fanno bene all’anima -Low Cut Connie

Get Out the Lotion (2011): “What indie rock might sound like were it invented in Alabama in the late Fifties.” (Rolling Stones)

Call Me Sylvia (2012) – (su Boozophilia): “as like Jerry Lee Lewis if he’d had his first religious experience at a Replacements show.” (Rolling Stones)

Hi Honey (2015): #2 “album of the year” dal critico NPR/Sound Opinions Jim DeRogatis.
Dave Tomar scrisse nell’Huffington Post che Hi Honey “brims with something more than just the wounded abandon that distinguished previous recordings” e disse che “it borrows furiously and confidently from history to deliver an immediate blast of booty-shaking brilliance.”
Stephen Thomas Erlewine, di AllMusic, insignì l’album di quattro stelle su cinque e disse che “the nifty thing about Hi Honey is how it’s cleverly produced to replicate the kinetic sensation of hearing a stack of 45s being spun through an old jukebox.”
Eric Schuman, su Magnet, definì l’album come “essential new music” e “both retro-minded and forward-thinking.”

Dirty Pictures – part1 (2017): where’s the Grammy?! (hehehe)

 

Chi dice donna dice dono.

Hai bisogno di qualcuno che ti dica che ti ama, donna, ogni giorno.
Hai bisogno di qualcuno che ami le tue piccole fisse, che fissi i tuoi piccoli nei e nei tuoi occhi si perda.

Le grandi paure rendono tutto più importante, donna, ma spesso nelle grandi paure si ritrovano in tanti senza rendersi conto che sono le piccole mancanze a fare grandi i problemi.
Delle piccole mancanze si accorgono invece in pochi, ed in tanti si ritrovano perplessi senza aver capito cosa sia successo.

Donna, sei l’essere più affascinante che esista ma lascia che ci sia qualcuno da conquistare.
Strega ma senza maledizioni, affascina ma senza lasciarti fasciare.

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Pablo Picasso – Ritratto di Dora Maar (1937)

Scoperte musicali che fanno bene all’anima – The London Souls

Eccomi di nuovo qui, sempre più legata al mio amico Spoty, sempre più desiderosa di nuove conoscenze musicali.

Questa volta l’illuminazione è arrivata ascoltando la playlist di Jam in the Van
Loro sono i The London Souls, nome che potrebbe trarre in inganno essendo americani, precisamente di New York.

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La band si è ufficialmente formata nel 2008 dall’unione di Tash Neal – voce e chitarra – e Chris St.Hilaire – batteria e voce -, ma già da anni i due condividevano la passione per la musica e la scrittura.
L’album di debutto, omonimo, è del 2011 mentre il secondo, Here comes the girls, è datato 2015.

Nel loro sito si descrivono in questo modo:

The London Souls’ unique reinterpretation of classic hard-hitting rock and roll formulae recalls elements of the past with an ever-present boundless energy, fit to cement their place in the future. Tash and Chris have been nothing short of a best-kept secret among New York City concertgoers since the bands formation in 2008, building a fervent and dynamic fan base leveraged by their ever sustained reputation for consistently well-rehearsed and impassioned, explosive live performances. The band’s celebrated sound and spirit draws significant influence from the driving force of British rock pioneers Cream and Led Zeppelin to billowing and bouncing funk and soul, to the layered harmonies and memorable hooks of The Beatles and The Hollies, to the contemporary psychedelia of My Morning Jacket among many more.

Questa band è in effetti un misto di un rock a tratti psichedelico, funk, british, a tratti un po’ più duro ma sempre con le radici affondate nel blues e nell’originario rock’n’roll.
Sembrano una linea di congiunzione tra tanti punti che rappresentano gruppi e categorie musicali che amo, racchiudono tante cose e significati, insieme, e lo fanno in maniera eccellente. Collegano generazioni di musica unendo i mood di grandi ed influenti classici del rock alla loro energia, facendoci sembrare che non ci siano stati vuoti o salti temporali da 40-50 anni a questa parte.
D’altra parte basterebbe vedere il loro logo per capire che no, le cose buone non muoiono e resistono ai decenni.
Un po’ Led Zeppelin, un po’ Who, un po’ Cream, senza offendere nessuno – ci mancherebbe.

P.s: se vi interessa la loro prossima tappa sarà alla Carnegie Hall di New York (un posto a caso) il 7 marzo con “The Music of Led Zeppelin”. Chi può, vi prego, ci vada.

Steady….are you ready?!

Il labile confine tra coerenza e monotonia

“I tuoi brani preferiti del 2017!”.

Nelle ultime settimane my dear friend Spotify mi ha salutato così ogni santo giorno, proponendomi i brani che più ho ascoltato nel 2017.
Ovviamente mi ha fatto molto piacere questa cosa essendo io una persona molto abituale, che ama spesso restare nella confort zone dei suoni che conosce e che con certezza matematica le danno il riscontro sperato – e aspettato.

“E forse fu per gioco o forse per amore” che decisi di rendermi realmente conto, in forma numerica, di quali fossero gli artisti da me più seguiti in questo anno ormai mal-andato.
Se utilizzate questa piattaforma sapete che viene proposta una playlist di un tot di brani visibili immediatamente che poi con lo scorrere degli stessi si aggiorna caricandone di nuovi in coda. Non potendo realmente arrivare al termine di questo infinito elenco ho deciso di prendere i primi 100 brani suggeriti ed esaminare, in percentuale, l’esito dell’analisi quantitativomusicale.

Vediamo quindi le prime posizioni!

Al primo posto, con l’ottimo punteggio del 20% di ascolti abbiamo nientepopodimeno che gli allucinanti Talking Heads.
Lo confesso. Ad ogni canzone non resisto al muovermi come David Byrne nel live di “Life during wartime” (di cui allego video): le gambe si fanno di gomma, l’emotività psichedelica prende il sopravvento e la sperimentazione la fa da padrone.
Sperate di non trovarvi nei paraggi, non è un bello spettacolo.

Al secondo posto, col 13%, torniamo coi piedi per terra con gli splendidi Foo Fighters.  Che carica ragazzi, uno dei miei gruppi favoriti di sempre. Se dovessi, non saprei davvero esprimere una preferenza su di un album o una canzone. “Echoes, Silence, Patience & Grace”, “Wasting lights”, “The colour and the shape”, “Concrete and Gold”..come si può scegliere?!
Tanti cuori per loro.

A parimerito al terzo posto, con un punteggio del 6% ognuno, ecco a voi Pearl Jam, Blink 182 e The Smiths.
Niente di nuovo: mi porto dietro i Blink da quando ero ragazzina (ricordo addirittura una tesina su di loro in francese alle medie) e gli Smiths sono stati un grande, grandissimo amore soprattutto negli anni universitari (li approfondiremo, è d’obbligo). Resto stupita dai Pearl Jam, che ho sempre adorato ma in maniera piuttosto limitata, nel senso di “pochissime idee ma in compenso fisse” come diceva il caro Fabrizio. Non moltissime canzoni conosciute tra tutte quelle della loro discografia ma poche sentite e risentite allo sfinimento.
C’è però da dire che sono andata controcorrente con “Lighting Bolt”: avanti, chiedete, so tutto!

Seguono di poco sotto in classifica, non certamente per importanza, tre gruppi che sono di sicuro nella top 5 dei miei a-do-ra-ti. E allora sotto di Alice in chains, AC DC e RHCP.
Mi dispiace abbiate avuto limitati ascolti quest’anno (a detta di Spoty, eh!) ma non posso star sempre a sentire voi!

E poi Mad Season, Libertines, Stone Roses, The Strokes, Courtney Barnett (♥), Kaiser Chiefs, Jane’s Addiction, Johnny Cash (♥), Parquet Courts, Velvet Underground, 2 Door Cinema Club e molti altri.

Ok le preferenze, ok i generi, ok tutto.
Ma quanto è labile il confine tra coerenza e monotonia?

Love.

P.s: c’è anche il video di “Wild wild life”, sì, lo so, ok. Mbè?

L’anno delle prime volte.

Questo 2017 non è sicuramente stato uno degli anni più brillanti di questi 29 anni di esistenza (ventinove! meceviédapiagne).
L’ho, anzi, vissuto come uno forse dei più difficili sotto vari punti di vista, in primis quello che correla l’età agli obiettivi lavorativi e di vita…ma passiamo oltre!

La caratteristica che ha delineato l’anno che sta finendo è stata – tenetevi forte – fare un sacco di cose per la prima volta!
Avrei voluto segnarmi tutto ma, da “persona che dice di fare una cosa poi dopo un minuto si è già scordata” quale sono, non l’ho fatto, e quindi purtroppo (so che fremevate dalla voglia di sapere tutto ciò più dell’oroscopo per l’anno nuovo di Paolo Fox) vi dovrete accontentare di quello che ricordo.
Anzi, per pararmi il sedere da questa mancanza stilo una semplice TOP 3 delle esperienze che, nonostante tutto, sono state segnanti per me e che mi hanno fatto fare un balzo in avanti dal punto di vista dell’esperienza.

(E qui apro una parentesi: non pensate che io stia parlando di esperienze profonde di vita, di illuminazioni e scoperte rivoluzionarie; semplici situazioni che ho vissuto da ignorante e cose che ho imparato – spesso a mangiare.)

Manicure. Ebbene sì. In 29 anni è stata la mia prima manicure! Non so che dire..mi sono sentita una vera signorina! (gh! :D)
Voto: 8.

Salmone. Ho mangiato per la prima volta il salmone crudo, con limone. Non pessimo, devo ammetterlo, sa quasi per niente di pesce, solo un po’ di mare.
Voto: 6. (nda: da persona spesso – molto spesso – schifata dal pesce è un voto che vale oro!).

Mandorle. Mandorle..dove siete state finora?! Mettiamo in chiaro una cosa: deve piacermi l’alimento in cui si trovano, a cosa sono abbinate e l’intensità del sapore e dell’odore (essenza di mandorle..vade retro!). Per il resto sto diventando un’addicted. Voto: 9-.

Buon 2018 a tutti…ed incrociamo le dita per tante nuove esperienze!!

Pciù

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